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Sin da giovanissimo, non c'è dubbio, aveva idee chiare e grandi ambizioni. A 17 anni si innamorò della Ferrari 365 Gtb, il cosiddetto "gobbone". E la madre gliene comprò subito una nera. Non certo come premio per i suoi risultati scolastici. Chi lo conosceva bene ci dice infatti che «a scuola non era certo uno studente superdiligente ». Al contrario, la maturità la ottenne facendo due anni in uno. Al Giovanni Pascoli di Bologna, un istituto privato all'epoca frequentato da ragazzi accademicamente svantaggiati.
La madre, che prima di riconvertirsi in manager dell'azienda di gru del marito era stata maestra, aveva evidentemente capito che lo studio non faceva per lui. Tant'è che la sua carriera scolastica finì con l'esperienzaal Pascoli.Lei comunque stravedeva per il suo ragazzo, unico figlio maschio. Era convinta che sarebbe andato lontano. Imparando sul campo. E così in effetti è stato. Anche se sul campo ha lasciato una scia di cadaveri (societari).
Le prime operazioni nel 1980
Ecco come Benedetti stesso ricostruisce i propri albori imprenditoriali in un memorandum depositato in uno degli innumerevoli tribunali che si sono occupati di lui: «Nel 1980 iniziai un'attività imprenditoriale con l'aiuto di un gruppo di amici e conoscenti, raccolsi capitali e creai una società, la Swissital Spa, inizialmente facente capo praticamente solo a me. Successivamente, allargai le mie attività associandomi al dottor Guido H., sino al 1983 responsabile per i finanziamenti di progetti industriali in Paesi in via di sviluppo della Banca mondiale di Washington... Nel 1983, la (nostra) prima operazione fu di acquistare la società Mineraria Italiana Spa... detentrice della più grande miniera d'amianto d'Europa. (Poiché) la società si trovava con importanti liquidità da investire, (decidemmo) di entrare nel settore chimico,attraverso l'acquisizione della società Francescato Spa... (l'altro socio), il dottor Padova, mi propose poi di incrementare la nostra posizione di mercato... attraverso acquisizioni di società concorrenti... Su suggerimento di Padova, le società acquisende non sarebbero però formalmente figurate nostre... Le società fallirono, e io che non avevo fatto altro che trovare un'immensa quantità di capitali, mi ritrovai rovinato, indebitato, con fideiussioni di vari istituti di credito per svariati miliardi. In totale buona fede, in quanto non capivo un bel niente di contabilità. Credevo alle situazioni che mi venivano presentate. Sottolineo inoltre che in detto periodo ero sottoposto a trattamenti neurologici in quanto malato di una forma di grave stato di stress e depressione, condizione che certo non aiutava a svolgere le mie funzioni di amministratore con la vigilanza che sarebbe stata d'obbligo».
Insomma, il fallimento di Mineraria e di Francescato non era in alcun modo attribuibile a Benedetti, che però trascurò di dire che nel periodo in questione aveva fatto la vita da nababbo. Con la sua Mercedes 500 Sec dotata di radiotelefono (si parla dei primi anni 80!), una villa megagalattica a Beaulieu- sur-Mer, sulla riviera francese, e uno splendido appartamento preso in affitto in via Montenapoleone, a Milano, a una cifra definita da un testimone «assolutamente fuori dal mondo».
Ben diversa è la ricostruzione fatta dall'ex funzionario della Banca Mondiale, il dottor Guido H. che, rintracciato dal Sole 24 Ore,ha dichiarato: «Con l'acquisto della Francescato cominciò un vorticoso giro di fatturazioni e anticipi di fatture incrociati. La Francescato fatturava alla Mineraria, che si faceva anticipare i soldi dalle banche e così via a catena. Mi accorsi ben presto che tipo fosse Benedetti e per questo mi dimisi dal consiglio assicurandomi di verbalizzare la motivazione, e cioè il mio dissenso da quelle prassi. Il mio rapporto con lui fu quindi fortunatamente brevissimo. Si è consumato tutto nel giro di un anno».
Ben più dettagliato è il rapporto «di accertamento di illeciti valutari», successivamente depenalizzati, redatto l'11 aprile 1989 dalla Guardia di finanza sulle due società di Benedetti. Vediamolo: «Le operazioni ispettive... si sono concluse in data odierna, con il rilevamento delle seguenti violazioni... illecita costruzione di disponibilità all'estero conseguenti alla interposizione fittizia di società di comodo inglesi... L'intervento delle società schermo, o di comodo, è consistito nel fatturare alle imprese italiane le merci da queste ultime acquistate presso i vari mercati esteri a un prezzo superiore a quello praticato dal fornitore. Si noti che la compilazione materiale di tali fatture false è avvenuta presso le sedi delle due imprese italiane, utilizzando appositi stampati in bianco intestati alle predette società estere di comodo... È evidente quindi che l'utilizzo di dette società di schermo è servito per trasferire o comunque costituire disponibilità all'estero e precisamente in Svizzera. Gli importi risultanti dalle false fatture sono stati, infatti, trasferiti presso la Banca Svizzera Italiana di Lugano e presso la Compafina Bank di Ginevra nei conti bancari accesi a nome delle citate società di comodo».
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